Nuova Legge per una migliore vigilanza sull’AET

Il Gran Consiglio si appresta a votare le modifiche alla legge AET, una nuova impostazione che ha visto l’opposizione da parte del PS, attuata nel corso del dibattito in parlamento tramite alcuni emendamenti. Un’opposizione risultata tardiva ma sopratutto incomprensibile nella sostanza. Infondato il timore di perdere il controllo sull’azienda da parte della Politica che invece verrà rafforzato.

La revisione, ampiamente discussa in Commissione Speciale Energia, è stata proposta dal Consigli di Stato che ha voluto seguire le nuove impostazioni adottate da Confederazione e Cantoni circa il governo d’impresa delle aziende parastatali. Le modifiche proposte prevedono alcune importanti innovazioni che meglio precisano le finalità e gli indirizzi dell’Azienda ribadendo, nel contempo, il divieto di acquisire quote di partecipazione in centrali elettriche a carbone e centrali nucleari. Ma, sopratutto, vengono ridefiniti ruoli del Gran Consiglio e del Consiglio di Stato nell’elaborazione degli obiettivi strategici. Al parlamento viene attribuita l’alta vigilanza, ossia la vigilanza sull’adempimento degli obiettivi strategici tramite suggestioni e indicazioni di principio o di ordine programmatico, mentre al governo spetta la vigilanza diretta, in particolare la condivisione con il Consiglio di amministrazione dell’Azienda della strategia d’impresa, che verrà presentata in un documento apposito, e un ampio diritto di informazione su tutte le tematiche di strategia aziendale e di gestione dei rischi, anche per il tramite dei canali di controlling finanziario e di reporting sistematico da parte del Consiglio di amministrazione. La Commissione del controllo del mandato pubblico rimane comunque il referente del Gran Consiglio sugli esiti della vigilanza diretta del governo.

Queste modifiche legislative, sicuramente importanti, hanno generato legittimi dubbi che sono stati ampiamente discussi e approfonditi in Commissione Energia. La maggioranza dei commissari ha poi deciso di appoggiare la revisione avendo trovato convincenti risposte, mentre gli emendamenti proposti dal PS non sono semplici correttivi e, se accolti, andrebbero ad annullare totalmente gli effetti della nuova impostazione visto che si chiede di mantenere la vigilanza diretta del parlamento. Sarebbe stato, allora, più coerente per i rappresentati del PS presentare un rapporto di minoranza con il quale chiedere la bocciatura della revisione e il mantenimento dello status quo.

Occorre comunque fugare le perplessità espresse dal PS che sbaglia quando afferma che al parlamento verrà in futuro limitato il potere d’interferire sull’azienda e sulle sue strategie. Si dimentica volutamente che il Gran Consiglio discute e approva il Piano energetico cantonale (PEC), ossia l’impostazione della politica energetica cantonale per integrare e coordinare obiettivi di sviluppo economico e sociale con obiettivi di politica ambientale e climatica. Si omette pure di ricordare che al GC rimane il compito di approvare il conto annuale e questo significa, di fatto, approvare (o disapprovare, se lo ritiene necessario) la gestione dell’azienda.

Al governo viene invece affidata la discussione di dettaglio sulle attività gestionali di AET, ossia il compito di vigilanza diretta dell’azienda. Se realmente abbiamo a cuore le sorti dell’AET, dobbiamo riconoscere che la riforma indica correttamente chi può attuare con efficacia la vigilanza diretta, ossia il Consiglio di Stato che può concretamente attuare questo compito avendo a disposizione le conoscenze e sopratutto le risorse umane necessarie a questo scopo. Non si può negare che, malgrado tutto il nostro impegno, un parlamento di milizia non potrà mai acquisire queste competenze garantendo nel contempo tempestività nel controllo. Pensiamo solo ai tempi oggi necessari per il parlamento per discutere e approvare i conti dell’azienda. Quelli relativi al 2012, per esempio, sono stati approvati a giugno 2014. Dov`è la qualità del controllo quanto la verifica viene attuata a queste condizioni?

Una revisione da appoggiare, dunque, perché garantisce maggior chiarezza sulle competenze dei diversi soggetti, una corretta ripartizione dei compiti ma soprattutto permette all’Azienda Elettrica Ticinese di muoversi con la necessaria efficacia in un settore sempre più liberalizzato negli interessi della popolazione e dell’economia del nostro Cantone. Infondo è questo che dovrebbe interessare alla Politica.

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Le conseguenze della disastrata politica sul personale a Lugano

Martedì sera in consiglio comunale a Lugano si è dibattuto sul messaggio relativo alle misure di risparmio a carico del personale. Sono misure che il Municipio ha proposto quale contributo al risanamento delle finanze comunali. Una situazioni che tutti sappiamo è particolarmente disastrata e che, ricordiamo, non è causata solo dalla perdita delle entrate fiscali del settore bancario ma pure dal continuo e incontrollato aumento della spesa, anche quella relativa al personale. Proprio per quanto riguarda il personale, più volte abbiamo infatti denunciato l’assurda politica che tropo speso utilizzava le assunzioni di collaboratori in chiave elettoralistica. Per questo motivo, Lugano si trova oggi a dover gestire un organico sovradimensionato con diversi collaboratori occupati addirittura in forma precaria.

La proposta del Municipio è, peraltro, frutto della trattativa con la commissione del personale. Una modalità di condivisione mai vista sulle rive del Ceresio, poiché nel passato il Municipio non aveva mai cercato la concertazione sulle misure di risparmio già attuate a carico del personale limitandosi a comunicarle senza possibilità di discuterle.

Il risultato delle trattative con il Municipio ha permesso alla Commissione del personale di fermare le iniziali proposte che prevedevano il blocco degli scatti e l’abolizione dell’indennità di economia domestica versata ai dipendenti che hanno responsabilità familiare. Due misure molto penalizzanti per chi è in carriera e per le classi medio basse. Ma, soprattutto, la Commissione ha potuto evitare l’adozione di misure molto più incisive, quali per esempio i licenziamenti.

Con sorpresa, in consiglio comunale abbiamo dovuto assistere a interventi di rappresentanti di Lega e PLR che hanno improvvisato improbabili difese dei dipendenti. A detta di questi consiglieri comunali, le proposte non erano da accogliere perché i dipendenti non meritavano di pagare per il risanamento delle finanze. Il principio è decisamente condivisibile, se nonché pare molto strano che la difesa giunga da chi appartiene a partiti che hanno gestito l’amministrazione cittadina negli ultimi vent’anni e che hanno allegramente utilizzato le assunzioni in chiave elettorale causando proprio l’esplosione dei costi, anche quelli relativi al personale.

Noi non siamo assolutamente contenti di approvare misure che penalizzano collaboratori che, peraltro, non hanno colpa alcuna sull’attuale situazione finanziaria. Ma mi sembra decisamente fuori luogo che chi non è stato in grado di contenere l’aumento della spese, oggi si erga a paladino dei collaboratori che, proprio per questa allegra conduzione, si trovano a dover pagare il conto e che senza la soluzione di compromesso, rischiavano pure il licenziamento.

Forse è il momento di tornare a fare politica anche a Lugano. Politica vera, quella che a fronte di una difficile situazione finanziaria vuole trovare soluzioni e misure condivise, magari anche non propriamente facili o popolari, per tornare in tempi brevi ad avere finanze sane che permettano di garantire servizi di qualità e i necessari investimenti negli interessi di tutta la popolazione.

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Ricorso contro la Compagnia Finzi Pasca: il trionfo della non-politica!

Il Gruppo PPD, ha preso atto con disappunto del ricorso presentato dal capogruppo Lega contro la convenzione con la Compagnia Finzi Pasca, una convenzione con la quale in Municipio di Lugano vuole iniziare a dare contenuto al contenitore LAC.

Rileviamo che le argomentazioni a sostegno del ricorso sono una pesante e ingiustificata critica all’operato del presidente della commissione della gestione che è il suo collega di partito. Difatti l’accusa di aver presentato in ritardo il rapporto della Gestione in cancelleria e di non aver permesso la presentazione di un rapporto di minoranza, richiesta peraltro mai presentata, sono indirizzate sopratutto verso l’on Bianchetti. Evidentemente sono accuse inconsistenti e che perseguono ben altro scopo, quello di procrastinare l’entrata in vigore della decisione democraticamente presa dal Consiglio comunale.

Ma è proprio quest’aspetto che preoccupa il Gruppo PPD perché dimostra incapacità di fare politica. È assolutamente legittimo opporsi a una proposta del Municipio e presentare posizioni differenti e critiche sia nei consessi politici, sia tramite i media e gli strumenti d’informazione. Vi è pure la possibilità di chiedere una decisione popolare, se le decisioni prese dalla maggioranza non piacciono.

Presentando un ricorso, il capo gruppo della Lega dimostra non solo di non voler usare gli strumenti previsti dalla politica, ma pure di non voler chiedere un democratico giudizio popolare come invece più volte “minacciato” nel corso del dibattito in Consiglio comunale. Certo, è difficile presentarsi alla popolazione se non ci sono valide ragioni a sostegno della propria posizione!

Preoccupa questa impostazione da parte di chi, disponendo ben tre Municipali, dovrebbe invece garantire la conduzione di Lugano sopratutto in un periodo molto difficile. E non sorprende la dura presa di posizione del Sindaco di Lugano contro la scelta di presentare un ricorso che, come detto, ha l’unico scopo di far perdere tempo e soldi all’amministrazione comunale.

Auspichiamo che il partito che detiene la maggioranza relativa in Municipio possa tornare a fare politica negli interessi del Comune e della sua popolazione, così come tutti i municipali di Lugano stanno dimostrando di voler fare.

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Anche a Lugano si può investire sulla Cultura – Intervista GdP

  • Cos’è per voi la cultura e cosa può rappresentare per una città come Lugano? 

La cultura ha grande valore ed è fondamentale per la crescita personale e sociale. Cultura intesa innanzi tutto come conoscenza critica e sistematica di una esperienza e della realtà. Ma importante pure la cultura come esito della capacità creativa dell’uomo, possibilità d’interpretare il suo rapporto con il tutto, con le sue esigenze fondamentali, con le sue speranze e la sua storia. Le forme della cultura, poi, spaziano su molti campi: dai saperi e dalle conoscenze alla politica, dall’informazione all’arte. Ed è proprio nel capo dell’arte e degli spettacoli che a Lugano si è deciso di puntare. Lo si è fatto poiché, giustamente, si ritiene che occorra creare proposte e avvenimenti culturali a favore di tutta la popolazione e realizzare e sostenere opportunità per conoscere e incontrare le differenti espressioni culturali. Una scelta lungimirante se si vuole davvero permettere alla nostra Città di ambire a posizioni di rilievo.

  • Investire nella cultura: sì o no? Perché e come? 

La domanda di per sé è tardiva poiché Lugano da tempo ha deciso d’investire nella cultura. Lo si è fatto con una scelta coraggiosa quanto nel 2004 in Consiglio comunale tutti i partiti, ossia PPD, PLR, Lega, PS e Verdi, hanno voluto investire ben 169 milioni per l’edificazione nell’area ex Palace del Polo culturale. Una scelta questa che oggi, alla luce della situazione finanziaria, sembrerebbe essere fin troppo impegnativa. Ma lo stato attuale delle finanze comunali porta a dire come sia importante puntare anche sull’ambito culturale. Ricordiamo, infatti, che la crisi che sta attraversando Lugano è dovuto anche alla perdita d’introiti fiscali del settore bancario che anche in futuro non potrà garantire il contributo versato anni prima. Necessario dunque trovare altre fonti d’introiti, puntare sul promovimento economico e sullo sviluppo del settore turistico e congressuale. In questo s’inserisce evidentemente anche l’ambito culturale che può, anzi deve diventare un vettore di richiamo e di attrazione come peraltro già avviene in numerose città svizzere ed europee.

  • Volenti o nolenti, il fulcro culturale di Lugano sarà il LAC: cosa vi aspettate da esso?

Il LAC è già diventato il fulcro culturale e la decisione di sottoscrivere una convenzione con una compagnia importante come la Finzi Pasca ma pure quella si sostenere l’Orchestra della Svizzera italiana conferma questa impostazione. Sono solo due tasselli quelli indicati, ma indicano la volontà di dare contenuto a quell’importante contenitore che già oggi raccogli forte curiosità e interesse. Ora ci aspettiamo grandi cose proprio per dare concretezza a quanto indicato.

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Legge sui negozi: il Parlamento e il coraggio di decidere

A leggere alcuni commenti del “giorno dopo” sulla decisione presa dal Parlamento in merito alla Legge sui negozi viene il sospetto che a qualcuno non interessi capire le ragioni di talune decisioni. Illustri commentatori hanno colto al volo una ghiotta occasione per sparare nuovamente sulla politica e sui politici incapaci, a loro dire, di prendere decisioni.

Peccato che a molti sia sfuggito, invece, il punto essenziale: ieri il parlamento ha deciso che la parte più debole dell’ambito della vendita deve essere tutelata! Mica roba da poco. Infondo abbiamo appena terminato un lungo dibattito sui salari minimi. Il risultato della votazione ha chiaramente sancito che la soluzione di imporre 4000.- franchi non funziona. Ma tutti, anche imprenditori e commercianti, hanno più volte ribadito che c’è una alternativa al “salario di Stato”: i contratti collettivi di lavoro.

Ed è proprio quello che il Gran consiglio ha deciso di proporre rinviando la legge in commissione. La nuova legge concede maggiori opportunità a commercianti e consumatori ma il Parlamento chiede di valutare la possibilità di salvaguardare anche gli interessi del terzo attore di questo ambito, il personale. Si poteva proporre prima questa soluzione? Possibile, come pure possibile che chi ha gestito i lavori sulla nuova legge non ha colto l’importanza di tutelare lavoratrici e lavoratori e mi sembra un po’ riduttivo leggere questa decisione sotto la luce di meri scopi elettorali o il tentativo per bocciare le nuove regole.

La proposta di rinviare alla Gestione questa legge non è stata presa a cuor leggero e ci dispiace che si debba nuovamente tornare in commissione. Ma sarebbe stato peggio non tentare anche questa strada anche perché la soluzione c’è già. L’hanno pensata nel Canton Neuchâtel dove si è voluto e potuto ancorare la revisione della legge all’adozione di un CCL con decreto di obbligatorietà generale. Una prima su piano nazionale che, contrariamente a chi riteneva impossibile completare una legge di polizia (ovvero, la Legge di apertura di negozi) con l’adozione di CCL settoriale, risolve la questione delle condizioni lavorative in questo settore.

Ora la palla passa anche nel campo dei partner sociali che dovranno dimostrare quanto realmente interessa regolamentare il settore per garantire valide condizioni ed evitare speculazioni a scapito di lavoratrici e lavoratori.

Perché dunque non cogliere la portata di questa decisione? Comprensibile il disappunto di chi vedeva ormai imminente l’entrata in vigore della nuova legge, ma la domanda da porsi è se veramente ci sta a cuore mantenere condizioni lavorative attrattive per i ticinesi e domiciliati anche nel settore della vendita. Inutile poi lanciare iniziative tipo “Il lavoro prima ai nostri” se poi non si è disposti a spendere energia e tempo per creare le condizioni affinché questo sia realmente possibile anche nel commercio.

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Sul moltiplicatore nessun ricatto, solo necessità di chiarezza

La scorsa settimana il Gruppo PPD ha presentato agli altri gruppi presenti in Consiglio comunale a Lugano la sua posizione circa la proposta del Municipio di aumentare il Moltiplicatore. Come noto, a fronte della situazione difficile in cui si trovano le finanze comunali e che suscita grande preoccupazione, il Municipio ha proposto una cura da cavallo con la proposta di alcune misure di contenimenti della spesa e un aumento di ben 10 punti percentuali del moltiplicatore. A fronte di questa proposta, il Gruppo PPD ha invitato gli altri gruppi ad impostare un lavoro condiviso. Tutti devono dare il loro contributo.

Le reazioni che la proposta del Gruppo PPD ha originato meriano alcune precisazioni. Non è infatti sufficiente liquidare la nostra proposta come provocatoria o come ricatto in particolare nei confronti della Lega. Certamente l’atteggiamento di questo gruppo politico a cui la popolazione di Lugano ha deciso di destinare la guida della Città può essere motivo di giudizio. Ma chiedere che in questa fase delicata per la Città tutti facciano la loro parte non è una questione di ricatto. Anche perché, come correttamente ricordato da Quadri, non abbiamo la presunzione né tanto meno i numeri per dettare legge in casa altrui.

Come detto le finanze cittadine sono malate e il Municipio ha proposto una drastica cura. Credo che a nessuno piaccia dover assumere pastiglie quando si trova in malattia, ma se questo permette di riacquistare la salute allora si fa anche questo sforzo. Il Moltiplicatore all’80% è la cura che il responsabile delle finanze Michele Foletti propone e che il Municipio appoggia per trovare in tempi brevi il riequilibrio dei conti.

Il Gruppo PPD ritiene che occorre attuare un efficace contenimento della spesa, evitando però di penalizzare la cittadinanza (che non ha responsabilità nel presente dissesto), soprattutto la sua fascia più debole;

–     più intenso promovimento economico per portare a Lugano nuove attività che compensino le perdite riscontrate in alcuni settori (p. es. ambito bancario)

–     maggior coinvolgimento degli enti pubblici presenti sul territorio nel finanziamento di progetti rivolti all’intero Luganese

Si tratta in parte di iniziative che potranno portare frutti solo nel medio termine; per contenere il disavanzo nel breve termine appare purtroppo necessario considerare anche una modifica verso l’alto del moltiplicatore d’imposta.

L’anno scorso il Gruppo PPD aveva manifestato la propria disponibilità a un lieve aumento del moltiplicatore che – se accolto – avrebbe evitato la necessità, oggi, di ricorrere misure così drastiche e dolorose. Il Gruppo PPD ritiene che l’attuale Municipio stia lavorando in modo serio e responsabile; non tutte le proposte sono accettabili, ma riteniamo che – anche attraverso un coscienzioso lavoro in Commissione della gestione e in Consiglio comunale – vi siano le premesse per giungere a un risultato condiviso.

Ciò presuppone che tutti i Gruppi, tanto più quelli con maggiori responsabilità istituzionali, diano prova di serietà e coerenza nell’affrontare il delicato tema del riequilibrio dei conti della Città. Il nostro Gruppo ritiene in particolare che l’aumento del moltiplicatore all’80% – proprio per l’importante scarto rispetto alla situazione attuale – possa essere imposto alla cittadinanza solo in presenza del consenso di tutti i Gruppi rappresentati in Municipio in merito a una più ampia visione di risanamento a lungo termine, fondata sugli elementi già esposti sopra.

Sarebbe in effetti impensabile e irresponsabile chiedere alla cittadinanza di assumersi una parte così importante dello sforzo di riequilibrio dei conti pubblici se i Gruppi non condividessero la linea tracciata dal Municipio. Non si possono chiedere più soldi ai cittadini senza avere idee chiare e precise su come conseguire il risanamento delle finanze cittadine. Il rischio sarebbe quello di andare incontro a un colossale spreco di denaro.

Di conseguenza, nel caso in cui tale consenso dovesse venire meno il Gruppo PPD ritiene corretto informare già sin d’ora che non sosterrà né il Messaggio che chiede di aumentare il moltiplicatore, né – di conseguenza – il Preventivo 2014, allestito sulla base di un moltiplicatore all’80%. Il Gruppo PPD ha dunque deciso di inviarvi questo scritto chiedendo a voi tutti, cari colleghi, di valutare le considerazioni riportate e comunicare a riguardo, dopo i necessari approfondimenti, le intenzioni dei vostri rispettivi Gruppi.

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Con la politica del “mal di pancia” non si va lontano

Con il Preventivo 2014, il Consiglio di Stato ha proposto una modifica all’erogazione dei sussidi di cassa malati. Il cambiamento nel sistema porterebbe a minor uscite per il Cantone valutate attorno ai 14 milioni. Su questa misura deciderà comunque il popolo, visto l’esito positivo del referendum lanciato dal PS, e il dibattito sembra già ampiamente lanciato. Non è mia intenzione in questa sede entrare nel merito di questa modifica, quanto piuttosto rilevare alcuni significativi ribaltoni di esponenti politici che avevano appoggiato e votato questa misura in Gran Consiglio ma che ora hanno deciso di sostenere il referendum contro la proposta dal Governo.

Diciamolo subito con chiarezza, il nostro Paese vanta ampie libertà individuali e dunque ognuno è libero di appoggiare una misura o una proposta e poi cambiare idea sostenendo l’esatto contrario. Ma, con la stessa libertà, possiamo giudicare questi improvvisi e un tantino sospetti cambiamenti d’opinioni.

Di questi ribaltoni colpiscono soprattutto le motivazioni di chi, dopo averla condivisa, oggi si dice pronto a combattere questa misura. In particolare non si può non essere perplessi a sentire le dichiarazioni rilasciate al giornalista di Liberatv.ch dal sindaco di Lugano che afferma di aver cambiato opinione e di essere tentato di bocciare la modifica al meccanismo di sussidi di cassa malati poiché ha percepito che “la misura ha creato dei grandissimi mal di pancia a molte persone”.

Ogni politico è legittimato a scegliere i punti di riferimento per le proprie decisioni e non è una novità che alcuni siano abili a enfatizzare “i mal di pancia della gente”. A questo punto ritengo opportuno chiedersi se la pancia debba essere lo strumento per giudicare le proposte di tagli e di aggravi fiscali proposti dal Municipio di Lugano. Se così è, temo che quanto presentato dal sindaco di Lugano e dai suoi colleghi municipali non potrà mai essere accettato. Difatti, anche noi siamo giornalmente confrontati con i mal di pancia della gente che incontriamo e che fatica ad accettare, per esempio, aumenti del costo delle mense scolastiche, soppressioni di prestazioni o peggioramenti nei servizi destinati alla popolazione. Per non parlare dell’aumento delle tasse e di altri balzelli. Ma questo non far politica per il bene comune! Certo occorre dare la massima attenzione alle preoccupazioni e alle richieste della popolazione, tuttavia credo che l’agire politico non possa farsi determinare solo dalla pancia.

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Molto è opinabile, non il rispetto della persona!

Settimana scorsa alcuni consiglieri comunali del gruppo PPD hanno inoltrato un’interrogazione al Municipio di Lugano. Oggetto dell’atto parlamentare era una sentenza della Pretura di Lugano che ha giudicato un grave pregiudizio verso la personalità di un funzionario del comune di Lugano alcune affermazioni del municipale Lorenzo Quadri. Non essendo la prima volta che fatti analoghi avvengono, i colleghi hanno posto legittimamente alcune domande per sapere, tra l’altro, se il Municipio condivide le affermazioni del municipale Quadri espresse contro un funzionario della Città o se non ritiene necessario distanziarsi pubblicamente da tali affermazioni.

Tempestivamente è arrivata la replica di Quadri che ha rimproverato gli estensori dell’interrogazione di voler difendere il funzionario in questione, che sicuramente “è andato a tirar loro la marsina”, e impedire così al Municipale leghista di esprimere le sue opinioni sulle attività culturali di Lugano. Certamente scaltro il nostro Municipale, non lo si può negare, abilissimo a mettere in pratica la massima “la miglior difesa è l’attacco”. La stessa tecnica utilizzata nel commentare una presa di posizione a firma di Mariano Morace riportata su questo giornale sulla stessa interrogazione del PPD. Anche in questo caso, meglio attaccare e rimproverare al signor Morace di sottacere il suo ruolo in RSI e di ergersi a difensore d’ufficio del PPD benché non abbia interesse alcuno non essendo PPD e neppure di Lugano.

Spiace che Quadri non voglia cogliere il senso dell’interrogazione e preferisce nascondersi dietro una banalissima difesa da Calimero, del tipo “ce l’hanno tutti con me perché sono leghista”. Un po’ troppo facile, perché celarsi dietro un generico anti-leghismo rischia di denotare una certa difficoltà ad argomentare. Nessuno, almeno in casa pipidina, vuole mettere il bavaglio e impedire a Quadri di esprimere giudizi sulla politica e sulla conduzione della cosa pubblica e lo sfido volentieri a provare il contrario. E non mi sembra che Paolo “Putto Verde” Beltraminelli o il presidente Giovanni “Kung fu Panda” Jelmini abbiano mai accusato il Mattino di essere anti-PPD malgrado vengano sovente criticati. Tuttavia, ammetterà che anche agli altri deve essere garantita la stessa libertà di esprimere giudizi e critiche, persino su quanto fa o dice la Lega senza per questo essere tacciati di anti-leghismo. Ma, soprattutto, sarebbe auspicabile evitare attacchi lesivi della personalità dei funzionari che, a differenza dei politici, hanno limitate possibilità di replica. Si può condividere almeno questo?

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Lugano merita molto di più!

La situazione precaria delle finanze di Lugano è cosa nota e desta preoccupazione, non solo sulle rive del Ceresio. Le cifre presentate dal Municipio sono impietose e confermano la necessità di apportare correttivi sia sulla spesa che sull’entrate. In questo particolare e difficile momento, tra le diverse considerazioni sentire e lette, ve ne sono alcune che oserei definire bizzarre, in particolare se si pensa a chi le ha espresse.

Innanzi tutto hanno sorpreso per la loro durezza le parole usate alla presentazione del preventivo 2014 dal Sindaco di Lugano. Nel giustificare le misure proposte, ha infatti affermato che Lugano rischia di fallire nel 2016, ovviamente se non si apportano correttivi. Non è la prima volta che i vincitori dell’ultima tornata elettorale, ossia gli amici della Lega, riferiscono con enfasi e preoccupazione la situazione finanziaria cittadina. Riconosciamo che a Lugano hanno dimostrato senso di responsabilità assumendosi il dicastero finanze e condividiamo la loro preoccupazione. Non è però giustificata l’enfasi con la quale si è voluto descrivere la situazione.

Credo che, al contrario, proprio in questo momento sia necessario rassicurare tutti i cittadini che la Città non è fallita e non fallirà! La situazione è grave e necessita l’adozione di importanti misure correttive. Ma, per cortesia, non parliamo di fallimento perché Lugano ha le risorse per ritrovare la strada del risanamento finanziario. Non è necessario fare terrorismo psicologico e infondere inutili preoccupazioni. Questa eccessiva enfasi rischia solo di creare un danno all’immagine e rende più difficile richiamare nuove attività economiche sul territorio cittadino.

Tuttavia, considerato che il Sindaco di Lugano non è uno sprovveduto, sorge spontaneo il dubbio che la sua non sia stata semplicemente un’infelice battuta ma piuttosto la necessità di descrivere una situazione ancor più disperata per far digerire l’aumento del moltiplicatore al proprio elettorato a cui sia era ampiamente promesso nessun aumento di tasse.

Oltre alle parole forti usate dal Sindaco, hanno pure sorpreso i ripetuti inviti, che giungono dai ranghi del partito liberale, a voler voltare pagina e lavorare tutti assieme per il bene della Città. Siamo sicuramente pronti ad impegnarci per il bene comune, ma la richiesta di voltare pagina ci sembra un po’ affrettata. Prima di voltarle, occorre leggerle alcune pagine perché si possono trovare cose interessanti.

Per esempio si può leggere di politici che, pochi mesi fa, dichiaravano che non vi era necessità alcuna di aumentare il moltiplicatore perché “Lugano ha le spalle larghe”. O ancora, pagine che illustrano come a Lugano c’è chi ha governato senza mai proporre piani finanziari né indicare priorità negli investimenti, che ha voluto la frammentazione dei Dicasteri per garantirsi controllo di potere. Pagine che raccontano di una gestione superficiale dalla problematica “Casinò”. Pagine che rivelano come la spesa corrente sia cresciuta malgrado le entrate diminuivano poiché già dal 2007 le banche riducevano i loro contributi. Oppure dell’inesistenza di una politica di gestione del personale e dell’uso a scopi elettorali di talune assunzioni.

Sono solo degli esempi, ma le pagine sono tante e prima di voltarle per dedicarsi al bene della Città e agli interessi della popolazione, occorre leggerle per trarne insegnamento. Perché Lugano non è fallita e non fallirà se sapremo fare tesoro del passato e pianificare, magari assieme ai comuni che si stanno attorno, il futuro della Città a beneficio di tutta la popolazione.

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Lugano e le sue finanze

Intervista di Popolo e Libertà

  • Oggi, venerdì 17 gennaio, Lugano non ha ancora un Preventivo; come mai? 

È segno che le condizioni in cui si trova la Città sono decisamente preoccupanti. Il Municipio, che ricordiamo negli ultimi mesi ha cambiato quattro dei suoi sette membri, è confrontato con una situazione oggettivamente difficile che impone tagli alle spese e agli investimenti. Il 2013 rischia di chiudere con un disavanzo che supera i 50 milioni, 10 milioni in più rispetto di quanto preventivato. Se ora non s’interviene, il deficit a fine 2014 potrebbe arrivare a 80 milioni! Cifre da far tramare i polsi e che impongono soluzioni drastiche.

  • Marco Borradori, sindaco di Lugano, ha dichiarato la scorsa settimana che “non ci sono contrasti interni, ma la complessità del problema ci costringe a rivedere alcuni aspetti”. È davvero così? 

Il sindaco, come sempre, dà sfoggio di grande diplomazia, ma temo che la realtà sia un po’ differente. Di fronte a una situazione così complessa dove ogni municipale è chiamato a proporre importanti riduzioni di spesa nel proprio settore e a rinunciare a progetti necessari per lo sviluppo della propria attività, inevitabile che si cerchi di difendere a denti stretti i propri dicasteri invitando piuttosto a tagliare le attività degli altri municipali. D’altronde, sono ben note le divergenze d’opinioni tra alcuni municipali che, sovente, sfociano in pesanti giudizi domenicali.

  • Com’è possibile trovare un equilibro di bilancio senza perdere di vista una mirata progettualità per il futuro? 

Sarà proprio la sfida principale che dovremo affrontare nelle prossime settimane. La Città deve innanzi tutto garantire prestazioni e servizi alla popolazione, far fronte agli impegni già assunti con altri enti e rispondere ai nuovi compiti che le sono stati attribuirti. Tuttavia non può permettersi di bloccare sviluppo e progettualità. Occorre ricordare che il consiglio comunale ha già votato oltre 350 milioni di crediti per progetti ed investimenti che, tuttavia, a causa della delicata situazione finanziaria non possiamo attuare. Dobbiamo, allora, trovare le modalità per garantire comunque 60/70 milioni all’anno d’investimenti affinché non venga interrotto il percorso di sviluppo della Città. Ma occorrerà stabilire assieme, Municipio e Consiglio comunale, le priorità e la fattibilità dei vari progetti. Su questo punto sono abbastanza fiducioso poiché con l’attuale composizione del Municipio sembrerebbe che si possa evitare quegli eccessi e l’assenza di dialogo a cui, purtroppo, in questi anni abbiamo dovuto assistere e che hanno portato ad usare le risorse incuranti delle conseguenze per le finanze cittadine.

  • Nel Preventivo 2014 verrà inserito, come richiesto dal PPD, il Piano Finanziario. Quanto è importante per la Città?

Il Piano finanziario da solo non risolve i problemi ma è uno strumento fondamentale per valutare l’opportunità degli investimenti e la loro sostenibilità nell’arco temporale della legislatura. È una bussola che permette al Municipio di stabilire la rotta e al Consiglio comunale di verificare se si procede nella direzione stabilita. Sono anni che il gruppo PPD chiede la presentazione di questo strumento che, tuttavia, il Municipio ha sempre negato non ritenendolo necessario. L’assenza di un piano finanziario è uno dei motivi del fallimento della politica finanziaria del Comune, visto che il Municipio ha voluto navigare a vista e gestire le casse della Città come se fossero inesauribili, incuranti della continua riduzione del gettito fiscale.

  • Tocchiamo un altro tasto dolente: il moltiplicatore. Per fare fronte al deficit e ridurlo intorno ai 40 milioni, sarà necessario alzare il moltiplicatore di almeno 5 punti percentuali. Misura che Lega e PLR avevano bocciato in periodo elettorale, salvo fare dietro front in questo momento…

La leva fiscale deve essere usata sempre con molta prudenza e ponderazione ma, soprattutto, non può essere un mezzo di propaganda elettorale, come avvenuto a Lugano. Prima delle elezioni di aprile, Lega e PLR si sono opposti all’aumento del 3% con slogan populisti tipo: “Non metteremo mai le mani nelle tasche dei cittadini”. Oggi annunciano di voler aumentare il moltiplicatore addirittura del 6%! Questo significa che i cittadini non solo sono stati ingannati per una squallida manovra elettorale ma addirittura pagheranno il doppio rispetto a quanto avevamo responsabilmente indicato noi! Con questo sconsiderato atteggiamento Lega e PLR hanno tradito la fiducia degli elettori facendo credere che Lugano non avesse nulla da temere. Prima di entrare in discussione sul moltiplicatore, chiediamo allora che chi ha voluto ingannare la popolazione di Lugano porga le scuse e ammetta le sue responsabilità che, di fatto, hanno aggravato la situazione finanziaria a Lugano.

  • La parità di bilancio passa dalla limitazione degli investimenti o ci sono altre strade percorribili?

Ma ci sono ancora due aspetti che dobbiamo considerare e sviluppare. Il primo è relativo al promovimento economico su cui la Città deve assolutamente investire se vuole attirare imprese e servizi che creino occupazione e assicurino entrate fiscali non più garantite dal settore bancario. Su questo tema, le colleghe Simonetta Perucchi Borsa e Francesca Bordoni Brooks, tramite una mozione presentata a nome del PPD, avevano invitato il Municipio ad impegnarsi chiedendo che “Lugano diventi parte attiva nel promovimento economico della città e del suo territorio”. Si chiedeva, in particolare, di concretizzare, assieme ai soggetti già attivi nel Cantone, le migliori strategie nella promozione economica. Purtroppo, la supponenza di certi municipali che non ritenevano necessario fare capo ai servizi del Cantone, ha impedito lo sviluppo di questa proposta che oggi diventa di estrema attualità e importanza.

Il secondo aspetto è relativo ai rapporti con i comuni del luganese. Per anni la Città ha investito parecchie risorse su progetti e attività di forte richiamo per tutta la popolazione del luganese. Anche in questo caso è mancata totalmente la volontà di confrontarsi con il “resto del mondo” cercando sinergie su possibili progetti o attività. Oggi dobbiamo tornare con umiltà a relazionarci con i comuni del luganese, partendo certamente dall’importante ruolo che riveste la Città ma considerando pure i fondamentali contributi di idee e proposte che possono arrivare dai comuni limitrofi. L’importanza di una città è data anche dalla sua capacità di coinvolgere altri enti presenti sul territorio e confrontarsi con loro. Su questo compito, Lugano deve ancora impegnarsi parecchio!

Occorre trovare tutte le strade percorribili per evitare di bloccare investimenti che limitino il necessario sviluppo della Città. Innanzi tutto bisogna adottare misure di contenimento alla spesa che non intacchino la qualità dei servizi alla popolazione. Quindi bisogna considerare la leva fiscale, ma senza eccessi che porterebbero a fughe di contribuenti facoltosi. In seguito scegliere tra gli investimenti quelli che possono garantire sviluppo e mantenere attrattiva la nostra Città.

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